Il segreto di Belle Greene | le pagine dei nostri libri

Tocca molti temi la direttrice della Morgan Library Belle Greene nelle sue lettere al critico dell’arte Bernard Berenson. Siamo intorno al 1910. Lei poi brucerà le carte personali, tuttavia le 628 missive a Berenson si salveranno.

I due sono legati da un rapporto di trasporti amorosi e subitanei abbandoni, ma soprattutto da una vorace passione per i libri, l’arte, la cultura e il bello.

Avvenente, anticonformista, colta, affascinante, astuta, moderna self-made woman. Belle è la personificazione del “sogno americano”, per cui talento, lavoro, determinazione, intraprendenza possono proiettare una persona si più alti gradini della scala sociale.

A volte, però, dietro c’è anche un segreto. La Greene per emergere, si è finta bianca e di nobile famiglia europea decaduta. Invece era di colore e discendeva da antichi schiavi delle piantagioni.

Nei secoli in cui la schiavitù era triste prassi, i padroni abusavano spesso delle schiave, le quali davano poi alla luce i bambini con caratteristiche genetiche particolari.

Nel 1865, quando la schiavitù venne abolita, niente o quasi del loro aspetto fisico li distingueva dai padroni bianchi.

Alla fine della guerra di Secessione, la legge americana accordò il diritto di voto e l’uguaglianza civica agli ex schiavi.

Dodici anni dopo, e fino alla firma del Civil Rights Act, la legge si rimangiò quegli stessi diritti e divise la popolazione in due gruppi, white or colored, obbligando gli individui di sangue misto a dichiararsi neri in base alla “regola dell’unica goccia di sangue”, secondo la quale un unico antenato africano era sufficiente a far sì che tutta la discendenza fosse “di colore””.

Le esecrabili Jim Crow Laws imposero molti divieti alle persone di colore. Oltre alla segregazione, erano spesso oggetto di violenza e pertanto c’era chi tentava di passare per bianco, avendone i tratti.

Ma “the passing” era pericolosissimo, sanzionato dalla legge e con conseguenze a volte mortali, nel caso di smascheramento. Una strada senza ritorno, perché bisognava dare un taglio alle proprie radici. Ed era impensabile avere figli.

Occorreva vivere in clandestinità e nel segreto perpetuo. Eppure, questa è la scelta che compie Belle. Solo dopo la sua morte, avvenuta nel 1950, si scoprirà la verità.

Nata nel 1879, è figlia di Richard Greener, attivista per i diritti della gente di colore e primo afroamericano laureato a Harvard.

Quest’uomo impegnato nelle battaglie per i diritti civili è un marito e un genitore assente e fa ricadere sulla moglie Geneviève il mantenimento dei cinque figli.

Richard parte quindi per Vladivostok, lasciando i suoi con pochi mezzi e loro decidono di compiere “the passing”. Si inventano un passato diverso e si fingono bianchi.

Nasce la nobile famiglia van Vliet da Costa Greene e inizia l’ascesa di Belle, che adora i libri e vuole lavorare in mezzo a loro.

La ragazza segue un corso per la catalogazione, viene presa a Princeton come assistente della biblioteca e poi col tempo diventa responsabile della Morgan Library e degli acquisti di libri.

Pur corteggiatissima, non si sposerà mai, vivrà un grande amore con Berenson e avrà molteplici flirt.

Divenuta “la donna più pagata d’America”, icona della vita culturale di New York, riuscirà a farsi beffe dalla società razzista del tempo, sulla quale regnerà spavalda.  A dimostrazione che, in parte, “il destino è nel carattere”.

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